Atene come centro della cultura greca: il teatro greco

Acropoli di Atene

Il V secolo a.C. viene considerato come il periodo in cui si verificò un notevole sviluppo artistico e filosofico. Atene era considerata il centro della cultura greca e in questa città nacque l’arte classica, la quale rimase pura per poco tempo fino a costituire un ideale importante nel mondo greco. Nel V secolo i grandi artisti dell’epoca si recarono ad Atene che ben presto divenne il centro intellettuale per eccellenza. Nell’età classica un fenomeno peculiare di Atene ebbe la tragedia1 genere teatrale nato nell’Antica Grecia e che rappresentava una cerimonia tipicamente religiosa con una forte funzione sociale che il poeta esercitava nell’ambito della polis. La tragedia era una rappresentazione teatrale e creava un rapporto con il pubblico e con le sue attese. Questo rapporto si caratterizzava per il fatto di essere collettivo e presupponeva una esposizione diretta del testo scritto, attraverso il canale uditivo- visivo, anziché attraverso la lettura. Il teatro greco coinvolgeva l’intera città ed era elevatissimo il numero di partecipanti attivi come i costumisti, gli attori, i musicisti, gli istruttori, i sacerdoti e i macchinisti. La tragedia era anche un momento politico molto importante. Era di grande rilievo il fatto che l’organizzazione degli spettacoli era affidata allo Stato.
I greci pertanto ritenevano che ogni manifestazione artistica avesse una funzione educativa a tal punto che il teatro stabilì le sue radici nella costituzione politica di Atene nel V secolo a.C. che prende il nome di democrazia. Quindi il teatro raffigurava una perfetta metafora della democrazia. Come nel corso della rappresentazione si creava una stretta interdipendenza tra l’eroe e il coro, anche durante la vita quotidiana si creava un rapporto molto intenso tra l’individuo e la comunità nel suo complesso. Il teatro greco, durante il suo periodo di produttività, fu un fenomeno esclusivamente di Atene. Gli spettacoli si svolgevano nelle festività delle Grandi Dionisie che iniziavano in primavera e duravano sette giorni.

La Torre di Chia – luogo di ispirazione di Pierpaolo Pasolini

La località di Chia è una piccola frazione di Soriano nel Cimino in provincia di Viterbo (Lazio) di origine medievale, come la maggior parte delle località della Tuscia. Chia è stata molto amata dallo scrittore Pierpaolo Pasolini, infatti è stato luogo di ispirazione letteraria e luogo cinematografico del film da lui stesso realizzato ” Il Vangelo secondo Matteo” (1964). Nel 1966 scrisse in riferimento al castello e alla torre di Chia: “il paesaggio più bello del mondo, dove Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri “. Nel 1970 Pierpaolo Pasolini acquistò la Torre, provvede al restauro e visse spesso negli ultimi anni di vita fintantoché negli ultimi tre anni della sua vita visse sempre più spesso a Chia, lavorando ad un romanzo intitolato “Petrolio”  pubblicato postumo. Il 19 marzo 2011 in occasione dell’ampliamento di piazza Garibaldi, il comune di Soriano nel Cimino ha posto un busto in ricordo di Pier Paolo Pasolini che amava questo piccolo angolo del territorio del paese. Il busto, realizzato dallo scultore Gianluca Bagliani, è stato scoperto da Walter Veltroni giunto per l’occasione, su invito dell’amministrazione comunale, nella nuova piazza di Chia

Fotografie:

La Torre di Chia con Pierpaolo Pasolini e la Torre di Chia adesso

Covid-19: narrazione storica dell’influenza Spagnola e collegamento con l’epidemia più devastante della storia dell’uomo: la peste nera.

Fotografia del giornale americano che riportava la notizia della diffusione della Spagnola.

Dal punto di vista storico, la Spagnola si riferisce ad un episodio complesso che durò circa un anno, tra il 1918 e il 1919, con delle ricadute verificatesi tra il 1920 e il 1921. In Spagna, si ammalò anche il Re Alfonso XIII. La seconda fase dell’influenza spagnola si diffuse in tutto il Mondo a partire dal mese di Agosto, con una conseguente trasformazione del virus. Tale influenza estremamente contagiosa, si diffuse in tutti i continenti. Le autorità ordinarono di far chiudere luoghi pubblici come teatri, cinema e negozi, oppure la sospensione degli eventi sportivi. Il Mondo occidentale era coinvolto in un passaggio che riguardava la studio dell’epidemia e si passò da una modalità dovuta per le malattie di tipo infettivo come la tubercolosi, la dissenteria o il morbillo fino a giungere a malattie degenerative come il cancro o il morbo di Alzheimer. In realtà, la Spagnola non aveva origine in Spagna, ma proveniva da una contea del Kansas in un contesto rurale. Il medico che aveva scoperto tale epidemia fu Loring Mainer il quale aveva notato dei sintomi. Tale virus prese il nome di Spagnola a causa della censura, per via delle azioni militari in atto e i primi giornali a parlare di tale virus furono proprio quelli spagnoli. Se si possono trovare delle analogie tra il Covid 19 e l’influenza della spagnola si può dire che rispetto all’epoca, attualmente si hanno antibiotici, gli antivirali e i vaccini che all’epoca non esistevano. La Virologa Ilaria Capua in un’intervista alla trasmissione Otto e Mezzo di Lilly Gruber dice questo: “Il Coronavirus, pone l’individuo a rispondere a delle domande etiche quali il rispetto della vita e delle persone, proteggere se stessi dal proteggere gli altri, l’esercizio di solidarietà e responsabilità collettiva” (tratto dall’intervista della virologa Ilaria Capua).

Le persone indossavano le mascherine (anno 1918).

Wuhan — I francescani vi erano presenti da oltre 100 anni

Uno dei primi ospedali designati per curare l’epidemia del Coronavirus è stato l’Ospedale Jinyintan di Wuhan – precedentemente l’Ospedale Malattie Infettive di Wuhan. Quando fu fondato nel 1926, si chiamava Ospedale Cattolico in Memoria di Padre Mei, a Hankou. Padre Mei Zhanchun era il nome cinese dato a un frate missionario italiano Pascal Ange (Angelicus) Melotto, OFM (1864-1923), nato a Lonigo, entrato nell’Ordine nel 1880 (Provincia di San Francesco) che venne in Cina nel 1902. “Mei” è il carattere cinese per “prugna”.

Melotto era stato coinvolto in alcuni conflitti locali e fu rapito nel 1923. Essendo straniero, fu richiesto un grande riscatto e furono coinvolte le Ambasciate Italiana e Francese. Durante il rapimento, fu spostato più volte tra le province di Hubei e Henan e morì tre mesi dopo, quando uno dei rapitori gli sparò allo stomaco con un proiettile avvelenato. Poco prima di morire, aveva confidato: “Sono felice di morire per il popolo cinese. Ho vissuto in Cina per i cinesi e ora sono felice di morire per loro”.

Continua a leggere

La città come luogo di educazione per l’individuo

L’Agorà

Agorà

Durante il periodo democratico, ad Atene i cittadini, di qualunque condizione sociale, potevano partecipare alla vita pubblica della comunità. Nella città di Atene, il vero centro della vita pubblica era l’Agorà, la piazza centrale della polis, nella quale il popolo si riuniva per discutere di affari privati, oppure per le riunioni religiose e politiche. In questo luogo pubblico, si trovavano gli edifici amministrativi, i templi, gli uffici pubblici e i tribunali.
Nell’Agorà, quindi, si riunivano gli ateniesi non solo per comprare e vendere beni, ma anche per tenersi informati, per esercitare la critica al governo, per scambiare idee o semplicemente per conversare. Dunque, l’Agorà era il centro della vita urbana e per questo motivo si affollava nelle ore del mercato e continuava ad essere frequentata fino al tardo pomeriggio. A fare la spesa andavano gli uomini, non le donne, le quali erano escluse dalla vita pubblica. L’esercizio del mercato era sorvegliato in modo rigoroso dai vigili che non esitavano a fare multe. Una funzione di controllo molto importante era esercitata dal magistrato il quale doveva assicurare che le merci poste in vendita fossero fresche e genuine.

La scuola: luogo di trasmissione di cultura e crescita personale

La scuola è il luogo in cui si impara a vivere.

Nel capitolo precedente è stato analizzato un contesto molto importante per l’individuo e la sua educazione primaria. In questa parte invece, verrà affrontata la seconda istituzione per eccellenza che riguarda l’ambito formativo. Il concetto di formazione, infatti si differenzia dall’educazione poiché consiste nell’azione e risultato del formare, è una crescita intellettuale volta ad avviare il discente verso una professione specifica. Essa non si limita ad accompagnare l’allievo verso il bene dal punto di vista spirituale e umano, ma l’insegnante dovrebbe rivestire il ruolo di punto di riferimento culturale e mediatore in tutti i campi della conoscenza.
La scuola quindi deve essere considerata come luogo in cui gli allievi imparano a convivere con altri loro coetanei, imparando a confrontarsi e a crescere insieme. La fase scolastica e didattica più particolare è certamente il Liceo, in cui gli allievi iniziano un percorso di consapevolezza delle loro scelte e sono protagonisti di un cambiamento non solo psichico ma anche fisico ed emotivo; viene considerato come banco di prova nella costruzione del proprio futuro, per questo motivo gli insegnanti dovrebbero essere più motivati nel condurre i propri allievi verso i loro scopi. L’obiettivo principale dell’insegnante, spesso sottovalutato, consiste nella capacità intellettuale di conoscere le inclinazioni e le attitudini dei loro discenti, focalizzandosi invece solo ed esclusivamente nel portare a compimento il programma ministeriale. Ognuno è qualcuno e la capacità del buon insegnante risiede nel fatto che deve essere in grado di valorizzare le caratteristiche culturali ed emotive dei singoli allievi che compongono una classe, come era previsto dal modello educativo di Vittorino da Feltre (1378-1446) e alla formazione umanistica dell’uomo. Nella didattica di Vittorino le lezioni si svolgevano nella coltivazione della sapientia, basate nel confronto tra maestro e discepolo. Un insegnante motivato e stimolato riesce a trasmettere passione e questa sua inclinazione porterà l’allievo a migliorarsi ogni giorno verso il raggiungimento della meta finale, la maturità.

La società contemporanea

Le contraddizioni della società contemporanea

Ho voluto iniziare a scrivere questo capitolo, spiegando secondo il mio punto di vista il significato della parola passione. La passione è l’unico strumento che permette all’individuo di migliorarsi e di maturarsi perché senza di essa siamo considerati dei semplici corpi che vagano per il Mondo. L’uomo contemporaneo, rispetto alle generazioni passate, ha cambiato il modo di pensare e il proprio stile di vita a causa della sovrabbondanza e surplus di prodotti e mezzi che ha a disposizione spesso inutili per la sopravvivenza. L’uomo post-moderno vive in una realtà sempre più competitiva e veloce e sembra che abbia perso la percezione di sé stesso e dei propri obiettivi finali, poiché viene spesso utilizzato e manipolato come mezzo e strumento dai poteri forti, i quali partecipano ad essere le più importanti potenze del mondo, nonché grandi burattinai. Credo fermamente che lo studio e la conoscenza siano l’unica strada che permette all’uomo di trovare un posto nel Mondo, di vivere un futuro migliore inseguendo le proprie passioni e soprattutto di essere liberi. In questo capitolo verranno analizzati gli aspetti più importanti della società contemporanea e i cambiamenti che l’individuo ha dovuto subire e nello stesso tempo usufruire per adattarsi ad uno stile di vita definito ormai tecnologico. Per capire il termine tecnologico bisogna ricostruire l’origine e le radici storiche di questa espressione, la quale si è trasformata nel tempo. La parola tecnologia deriva dal greco “logos” significa studio, discorso mentre tecnica deriva dalla parola greca “Technè” e significa tecnica, esercizio, pratica. Il primo filosofo che utilizzò la parola technè fu Aristotele, nell’opera l’Etica Nicomachea, il quale disse che per condurre una vita buona, l’individuo doveva praticare le virtù attraverso la tecnica e la ricerca. In questa opera filosofica egli precisa che ogni tecnica e ogni ricerca, come ogni azione e ogni scelta, tendono a qualche bene. Aristotele riteneva che l’uomo, essendo un animale politico, possa raggiungere la perfezione morale, non individualmente, ma in campo politico, sia perché corrisponde alla sua natura, sia perché la sua opera diventi potente ed efficacie. La caratteristica fondamentale del suo pensiero filosofico consiste nello stabilire quale sia il bene supremo a cui l’azione dell’uomo deve tendere per realizzare la sua perfezione; Aristotele spiega che il bene supremo è il raggiungimento della felicità che consiste nel vivere bene e avere successo.

Il Materialismo storico – dialettico: da Hegel a Marx

Per comprendere il pensiero filosofico, politico e sociologico di Carl Marx, bisogna partire da Hegel.

Hegel ( 1770-1831) era un filosofo tedesco il quale sviluppava l’intero pensiero filosofico sul concetto di Fenomenologia, dal quale aveva pubblicato l’opera La Fenomenologia dello spirito scritta tra il 1806 e il 1807. In questo suo scritto Hegel affrontava il tema della dialettica (cioè la riduzione dell’uomo e della storia a manifestazione dello spirito assoluto).
Il termine dialettica deriva dal greco dialego che significa conversare, polemizzare, infatti per gli antichi greci la dialettica rappresentava l’arte del conversare per raggiungere la verità assoluta attraverso le contraddizioni dell’altro e cercando un ragionamento per superarle. Secondo la concezione del filosofo tedesco, l’individuo per raggiungere la verità assoluta e la propria libertà deve necessariamente superare alcune fasi importanti. La prima fase veniva definita da Hegel Tesi che indicava l’affermazione dell’individuo in quanto tale, descritta nelle istituzioni storiche della società, la seconda veniva definita Antitesi considerata un momento di rottura e opposizione del diritto e della moralità, fino a giungere alla Sintesi inteso come il superamento delle contraddizioni e antinomie, l’identità individuale vive in perfetta armonia con l’affermazione della società civile e dunque con la formazione del più alto momento di eticità rappresentato dallo Stato. Dunque il materialismo storico e dialettico secondo Hegel rappresentava il superamento della filosofia di Hobbes e l’introduzione del concetto di Stato nella società civile. L’individuo non veniva più considerato come suddito rispetto all’autorità assoluta (Il Leviatano), ma come cittadino facente parte di una comunità che si basava sul riconoscimento della propria libertà.

Bauman e la post-modernità

Rispetto al passato, nel periodo post-moderno, viene introdotto un cambiamento culturale che ha determinato la nascita di nuove forme di sensibilità. Secondo il sociologo Bauman (1925-2017) la post-modernità viene definita come l’età dell’incertezza nella quale è stata abbandonata la ricerca dei fondamenti. Il mondo post-moderno è caratterizzato dalla nascita e sviluppo dell’industrializzazione e informatizzazione. Tali scoperte tecnologiche hanno condotto alla fine di grandi narrazioni e racconti che hanno caratterizzato il secolo precedente. In ogni fase storica esisteva una visione progressiva della storia dove il progresso era caratterizzato dal conquiste sociali quali l’emancipazione cioè la liberazione da una determinata condizione di inferiorità.

Il significato culturale di tali cambiamenti sociali era molto più importante del suo significato politico. Ad esempio, i movimenti studenteschi erano considerati come “memento mori”, cioè rivolti ad una generazione che aveva quasi creduto di aver risvolto per sempre i problemi della società occidentale. Gli abitanti dei Paesi dell’Europa Occidentale e Centrale conducevano uno stile di vita cosmopolita, avevano vissuto da tempo in un mondo caratterizzato da un costante cambiamento caratterizzato dalla trasformazione tecnologica e dall’innovazione culturale. Negli anni ’70 andarono in crisi i partiti e i movimenti politici che si basavano sul consenso della classe operaia. Da questo periodo in poi, si parla di società post-industriale, caratterizzata dalla rapida trasformazione tecnica della produzione, la maggior parte delle quali economizzarono, accorciarono, o addirittura eliminarono il lavoro umano. Nonostante il nuovo processo di industrializzazione di massa, la classe operaia era unita dalla componente centrale della vita, la collettività, il predominio del “noi” sull’io. Esisteva la convinzione che le persone potevano migliorare la propria vita solo con l’azione collettiva.

Il pensiero filosofico di Antonio Gramsci

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini”. A. Gramsci

Vita e pensiero politico- filosofico

Gramsci nasceva nel 1891 ad Ales e moriva nel 1937, è stato un personaggio importante dal punto di vista politico e giornalistico, poiché è riuscito ad analizzare temi riguardanti la questione meridionale. Egli possedeva una personalità molto forte, il suo rigore morale rappresentava un esempio e un modello di dignità. Nel pensiero di Gramsci venivano sottolineati diversi temi quali l’egemonia come sviluppo politico il quale rappresentava un progresso filosofico oltre che politico e pratico, il ruolo della categoria degli intellettuali e il tema del rapporto tra le sovrastrutture e la realtà. Nell’avviamento allo studio della filosofia e del materialismo storico è importante elaborare la propria concezione del Mondo in modo consapevole e critico, essere in grado di partecipare attivamente alla produzione della storia del Mondo, essere una guida di sé stessi e non accettare passivamente dall’esterno l’impronta alla propria personalità.

Continua a leggere