Atene come centro della cultura greca: il teatro greco

Acropoli di Atene

Il V secolo a.C. viene considerato come il periodo in cui si verificò un notevole sviluppo artistico e filosofico. Atene era considerata il centro della cultura greca e in questa città nacque l’arte classica, la quale rimase pura per poco tempo fino a costituire un ideale importante nel mondo greco. Nel V secolo i grandi artisti dell’epoca si recarono ad Atene che ben presto divenne il centro intellettuale per eccellenza. Nell’età classica un fenomeno peculiare di Atene ebbe la tragedia1 genere teatrale nato nell’Antica Grecia e che rappresentava una cerimonia tipicamente religiosa con una forte funzione sociale che il poeta esercitava nell’ambito della polis. La tragedia era una rappresentazione teatrale e creava un rapporto con il pubblico e con le sue attese. Questo rapporto si caratterizzava per il fatto di essere collettivo e presupponeva una esposizione diretta del testo scritto, attraverso il canale uditivo- visivo, anziché attraverso la lettura. Il teatro greco coinvolgeva l’intera città ed era elevatissimo il numero di partecipanti attivi come i costumisti, gli attori, i musicisti, gli istruttori, i sacerdoti e i macchinisti. La tragedia era anche un momento politico molto importante. Era di grande rilievo il fatto che l’organizzazione degli spettacoli era affidata allo Stato.
I greci pertanto ritenevano che ogni manifestazione artistica avesse una funzione educativa a tal punto che il teatro stabilì le sue radici nella costituzione politica di Atene nel V secolo a.C. che prende il nome di democrazia. Quindi il teatro raffigurava una perfetta metafora della democrazia. Come nel corso della rappresentazione si creava una stretta interdipendenza tra l’eroe e il coro, anche durante la vita quotidiana si creava un rapporto molto intenso tra l’individuo e la comunità nel suo complesso. Il teatro greco, durante il suo periodo di produttività, fu un fenomeno esclusivamente di Atene. Gli spettacoli si svolgevano nelle festività delle Grandi Dionisie che iniziavano in primavera e duravano sette giorni.

Il Materialismo storico – dialettico: da Hegel a Marx

Per comprendere il pensiero filosofico, politico e sociologico di Carl Marx, bisogna partire da Hegel.

Hegel ( 1770-1831) era un filosofo tedesco il quale sviluppava l’intero pensiero filosofico sul concetto di Fenomenologia, dal quale aveva pubblicato l’opera La Fenomenologia dello spirito scritta tra il 1806 e il 1807. In questo suo scritto Hegel affrontava il tema della dialettica (cioè la riduzione dell’uomo e della storia a manifestazione dello spirito assoluto).
Il termine dialettica deriva dal greco dialego che significa conversare, polemizzare, infatti per gli antichi greci la dialettica rappresentava l’arte del conversare per raggiungere la verità assoluta attraverso le contraddizioni dell’altro e cercando un ragionamento per superarle. Secondo la concezione del filosofo tedesco, l’individuo per raggiungere la verità assoluta e la propria libertà deve necessariamente superare alcune fasi importanti. La prima fase veniva definita da Hegel Tesi che indicava l’affermazione dell’individuo in quanto tale, descritta nelle istituzioni storiche della società, la seconda veniva definita Antitesi considerata un momento di rottura e opposizione del diritto e della moralità, fino a giungere alla Sintesi inteso come il superamento delle contraddizioni e antinomie, l’identità individuale vive in perfetta armonia con l’affermazione della società civile e dunque con la formazione del più alto momento di eticità rappresentato dallo Stato. Dunque il materialismo storico e dialettico secondo Hegel rappresentava il superamento della filosofia di Hobbes e l’introduzione del concetto di Stato nella società civile. L’individuo non veniva più considerato come suddito rispetto all’autorità assoluta (Il Leviatano), ma come cittadino facente parte di una comunità che si basava sul riconoscimento della propria libertà.