La scuola: luogo di trasmissione di cultura e crescita personale


La partecipazione dei genitori alla vita culturale dei propri figli serve come stimolo soprattutto per ridurre il livello di abbandono scolastico che si verifica nel nostro Paese.
È fondamentale una forte collaborazione tra genitori e insegnanti per favorire un rafforzamento e ampliamento delle conoscenze dei ragazzi, attraverso la lettura di libri, la partecipazione attiva ad eventi e spazi culturali come il teatro, l’arte e il cinema.
Le nuove generazioni che frequentano la scuola dell’obbligo, stanno perdendo alcuni valori che storicamente erano fondamentali per la vita dell’uomo, come ad esempio il dialogo e la bellezza del tempo.
Sottolineo questi aspetti perché la società in cui viviamo ha subito molte trasformazioni sociali e culturali, portando la popolazione a vivere nel benessere e nell’apparenza.
Negli ultimi dieci anni, in Italia sono stati diffusi mezzi di comunicazione di massa come i social network, i quali hanno causato un isolamento dell’uomo dalla società di cui fa parte.
Dal punto di vista psicologico l’uso frequente di tali strumenti provoca un’alterazione del sistema nervoso, come se l’individuo vivesse in un mondo parallelo lontano dalla realtà.
Per questo motivo è compito delle istituzioni educative insegnare ai ragazzi valori e regole fondamentali della vita per non rischiare di perdersi in un mondo solipsistico e complesso in cui attualmente viviamo.
Infine, un altro problema oggetti di discussione pubblica, a differenza degli altri Paesi Europei è il fatto che la politica italiana ha investito molto poco sull’alternanza scuola-lavoro. La situazione del mercato del lavoro in Italia è preoccupante, perché la disoccupazione tende a crescere, infatti nel 2014 essa è arrivata al 12,6 %; cresce anche la disoccupazione giovanile a causa dell’assenza di ricambio generazionale e dei licenziamenti dei lavoratori precari.
Dal 1° Gennaio 2014 l’Italia per adeguarsi alla normativa europea, ha istituito un piano per favorire l’aumento di occupazione giovanile under 28, con l’obiettivo di creare un ponte tra Università e Mondo del lavoro.
Tale programma mira a collocare i giovani verso percorsi di formazione quali l’apprendistato, stage o tirocini di alta qualità all’interno delle aziende.
Un aspetto anomalo e contraddittorio delle politiche di riforma del mercato del lavoro consiste nel fatto che le piccole e medie imprese investono poco nei laureati, infatti solo il 15,4 % delle aziende assumono lavoratori che possiedono un titolo universitario. Secondo la ricerca svolta dall’Isfol solo il 5, 3 % delle imprese dedica attenzione all’innovazione e alla formazione.

Questo articolo è stato pubblicato in Filosofia, Pedagogia e Didattica, Storia da Cecilia Pallotta . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su Cecilia Pallotta

Sono Cecilia Pallotta, ventisei anni Diplomata presso il Liceo Socio psicopedagogico E. Montale ed Educatrice Laureata in Scienze dell'Educazione con votazione 100/110 presso l'Università degli studi di Roma Tre. Attualmente specializzanda in Scienze Pedagogiche nella stessa Università. Ho svolto un periodo di osservazione presso uno studio di logopedia e svolgo attività di doposcuola per ragazzi delle scuole elementari e medie. Da molti anni studio pianoforte e canto. Scrivo articoli di approfondimento pedagogico e filosofico presso questa rivista.