L’insostenibile Distanza dalla Didattica

La DAD non esiste più, le linee guida del Ministero parlano di Didattica digitale integrata. Forse più che didattica integrata bisognerebbe definirla ibrida perché piuttosto che di un progetto organico e strutturato sul piano educativo, pedagogico, didattico, comunicativo e tecnico si tratta di una serie di indicazioni frammentarie senza una chiara visione pedagogico-educativa.

Da un punto di vista operativo appare chiara la vacuità della proposta ministeriale e l’assenza di un disegno didattico integrato:

  • Sul piano tecnico il Ministero non ha predisposto alcuna piattaforma digitale di e-learning. Con la scusa dell’autonomia viene delegata alle scuole la scelta, moltiplicando i costi o spingendole verso piattaforme gratuite dalle prestazioni dubbie.
  • Sul piano comunicativo non si è precisato alcun modello che eviti di riproporre online le stesse difficoltà che si verificano in presenza. Anzi addirittura si afferma: “La DDI, di fatto, rappresenta lo “spostamento” in modalità virtuale dell’ambiente di apprendimento e, per così dire, dell’ambiente giuridico in presenza”.
  • Sul piano didattico non c’è alcuna indicazione esplicita ma si intuisce il riferimento alla “videolezione” come unica modalità di insegnamento digitale. BES, privacy, sicurezza, rapporti scuola-famiglia, formazione del personale sono una breve lista di buone intenzioni.
  • Sul piano pedagogico manca totalmente la consapevolezza dei rischi ma anche delle potenzialità educative della didattica supportata dalle tecnologie. 
  • Sul piano educativo si ignorano gli effetti relazionali e sulla crescita umana che le TIC comportano. Dopo anni di filippiche sul fatto che i ragazzi usano troppo i social e il telefonino adesso tutto diventa improvvisamente lecito. Le chat di WhatsApp soppiantano gli Organi Collegiali che da 30 anni sono ancora in attesa di riforma mentre equivoci e comunicazioni poco professionali diventano la norma.
  • Vengono anche ignorate le norme a tutela della salute degli operatori ai videoterminali cioè in questo caso degli alunni oltre che dei docenti.

La distanza della DDI proposta dal Ministero dalla didattica appare incolmabile. Come al solito gli insegnanti, le famiglie e anche i giovani sapranno trovare una soluzione costruttiva e colmare le lacune di una classe dirigente arrogante e arroccata nel suo Titanic.

L’arte, luogo di incontro tra culture e religioni

Nel contesto degli obiettivi e delle attività promosse dalla Scuola del Dialogo interreligioso e interculturale – con il fattivo contributo della Regione Toscana – si attiva un primo Seminario specialistico per l’Anno accademico 2020-2021 sul tema “L’arte, luogo di incontro tra culture e religioni”.

http://www.scuolafiorentinadialogo.org/evento/larte-luogo-di-incontro-tra-culture-e-religioni/

La Toscana, e in particolare Firenze, è il luogo privilegiato in cui le varie forme di espressione artistica hanno avuto occasione di manifestarsi realizzando un patrimonio culturale, che continua incessantemente lungo i secoli a destare l’interesse di tutto il mondo.

Per chiunque operi in ambito formativo resta la sfida di educare a saper leggere l’immenso e variegato patrimonio perché le giovani generazioni comprendano e a loro volta valorizzino il contesto in cui abitano. Da qui l’impegno del Seminario che si avvale della collaborazione di specialisti dell’ambito cristiano, ebraico e musulmano, allo scopo di valorizzare un dialogo perché lo sviluppo culturale sappia offrire uno sguardo sempre nuovo sulla realtà.

Iscrizioni (http://www.scuolafiorentinadialogo.org)

Atene come centro della cultura greca: il teatro greco

Acropoli di Atene

Il V secolo a.C. viene considerato come il periodo in cui si verificò un notevole sviluppo artistico e filosofico. Atene era considerata il centro della cultura greca e in questa città nacque l’arte classica, la quale rimase pura per poco tempo fino a costituire un ideale importante nel mondo greco. Nel V secolo i grandi artisti dell’epoca si recarono ad Atene che ben presto divenne il centro intellettuale per eccellenza. Nell’età classica un fenomeno peculiare di Atene ebbe la tragedia1 genere teatrale nato nell’Antica Grecia e che rappresentava una cerimonia tipicamente religiosa con una forte funzione sociale che il poeta esercitava nell’ambito della polis. La tragedia era una rappresentazione teatrale e creava un rapporto con il pubblico e con le sue attese. Questo rapporto si caratterizzava per il fatto di essere collettivo e presupponeva una esposizione diretta del testo scritto, attraverso il canale uditivo- visivo, anziché attraverso la lettura. Il teatro greco coinvolgeva l’intera città ed era elevatissimo il numero di partecipanti attivi come i costumisti, gli attori, i musicisti, gli istruttori, i sacerdoti e i macchinisti. La tragedia era anche un momento politico molto importante. Era di grande rilievo il fatto che l’organizzazione degli spettacoli era affidata allo Stato.
I greci pertanto ritenevano che ogni manifestazione artistica avesse una funzione educativa a tal punto che il teatro stabilì le sue radici nella costituzione politica di Atene nel V secolo a.C. che prende il nome di democrazia. Quindi il teatro raffigurava una perfetta metafora della democrazia. Come nel corso della rappresentazione si creava una stretta interdipendenza tra l’eroe e il coro, anche durante la vita quotidiana si creava un rapporto molto intenso tra l’individuo e la comunità nel suo complesso. Il teatro greco, durante il suo periodo di produttività, fu un fenomeno esclusivamente di Atene. Gli spettacoli si svolgevano nelle festività delle Grandi Dionisie che iniziavano in primavera e duravano sette giorni.

Il Principe Ideale secondo Leibniz

Wilhelm Gottfried Leibniz, Lipsia 1646 – Hannover 1716

Wilhelm Gottfried Leibniz, eccelso matematico e filosofo, nonchè una delle poche figure di genio universale per la sua proficua attività speculativa in quasi ogni ambito del sapere, tra la vastità degli ambiti toccati ha tratteggiato anche in diversi suoi scritti il ritratto del principe ideale. Se Machiavelli nel suo capolavoro riteneva che il sovrano dovesse essere capace indipendentemente dalla rettitudine morale, il filosofo di Lipsia assume una posizione del tutto antitetica e sicuramente più completa sotto ogni punto di vista. Infatti, Leibniz essenzialmente definisce il principe ideale “più che gli altri uomini, l’immagine di Dio sulla terra”,1 dunque deve essere una figura completa, superiore per capacità (alle cui sole non può limitarsi), per le virtù e per potenza, in ordine al perseguimento di ciò che è opportuno: il bene comune. Infatti, il nostro è esplicito nel porre una proporzione tra Dio e il governante, del quale quest’ultimo non deve esimersi dall’imitarne le virtù, le quali in Dio si danno in massimo grado, implicite nella sua infinita bontà. Così, come la gloria di Dio (il Governante della Repubblica degli Spiriti, per usare un’espressione della Monadologia), poichè fondata sulle sue infinitamente perfette qualità, risplende nelle sue opere per il bene degli uomini, analogamente il principe, che “come un suo luogotenente, deve essere in grado di esercitare le funzioni di questo incarico divino”,2 rilucendo nella virtù, non può che volere la gloria e l’onore per i suoi sudditi, e da questo esercizio della virtù trarne degno giovamento.3

Insegnamento e apprendimento

L’insegnamento:

“Il docente ottiene risultati migliori perché presenta compiti autentici, favorisce la costruzione cooperativa della conoscenza, alimenta pratiche riflessive ed è disponibile a negoziare gli obiettivi di apprendimento con gli studenti, prestando attenzione alle metodologie didattiche più adatte e innovative”.

L’apprendimento:

“L’apprendimento è un processo di interpretazione e di scoperta, nel quale il docente svolge il ruolo di guida.
La conoscenza è sempre “situata”, cioè è ancorata al contesto concreto e si svolge attraverso particolari forme di collaborazione sociale”.

La Torre di Chia – luogo di ispirazione di Pierpaolo Pasolini

La località di Chia è una piccola frazione di Soriano nel Cimino in provincia di Viterbo (Lazio) di origine medievale, come la maggior parte delle località della Tuscia. Chia è stata molto amata dallo scrittore Pierpaolo Pasolini, infatti è stato luogo di ispirazione letteraria e luogo cinematografico del film da lui stesso realizzato ” Il Vangelo secondo Matteo” (1964). Nel 1966 scrisse in riferimento al castello e alla torre di Chia: “il paesaggio più bello del mondo, dove Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri “. Nel 1970 Pierpaolo Pasolini acquistò la Torre, provvede al restauro e visse spesso negli ultimi anni di vita fintantoché negli ultimi tre anni della sua vita visse sempre più spesso a Chia, lavorando ad un romanzo intitolato “Petrolio”  pubblicato postumo. Il 19 marzo 2011 in occasione dell’ampliamento di piazza Garibaldi, il comune di Soriano nel Cimino ha posto un busto in ricordo di Pier Paolo Pasolini che amava questo piccolo angolo del territorio del paese. Il busto, realizzato dallo scultore Gianluca Bagliani, è stato scoperto da Walter Veltroni giunto per l’occasione, su invito dell’amministrazione comunale, nella nuova piazza di Chia

Fotografie:

La Torre di Chia con Pierpaolo Pasolini e la Torre di Chia adesso

Covid-19: narrazione storica dell’influenza Spagnola e collegamento con l’epidemia più devastante della storia dell’uomo: la peste nera.

Fotografia del giornale americano che riportava la notizia della diffusione della Spagnola.

Dal punto di vista storico, la Spagnola si riferisce ad un episodio complesso che durò circa un anno, tra il 1918 e il 1919, con delle ricadute verificatesi tra il 1920 e il 1921. In Spagna, si ammalò anche il Re Alfonso XIII. La seconda fase dell’influenza spagnola si diffuse in tutto il Mondo a partire dal mese di Agosto, con una conseguente trasformazione del virus. Tale influenza estremamente contagiosa, si diffuse in tutti i continenti. Le autorità ordinarono di far chiudere luoghi pubblici come teatri, cinema e negozi, oppure la sospensione degli eventi sportivi. Il Mondo occidentale era coinvolto in un passaggio che riguardava la studio dell’epidemia e si passò da una modalità dovuta per le malattie di tipo infettivo come la tubercolosi, la dissenteria o il morbillo fino a giungere a malattie degenerative come il cancro o il morbo di Alzheimer. In realtà, la Spagnola non aveva origine in Spagna, ma proveniva da una contea del Kansas in un contesto rurale. Il medico che aveva scoperto tale epidemia fu Loring Mainer il quale aveva notato dei sintomi. Tale virus prese il nome di Spagnola a causa della censura, per via delle azioni militari in atto e i primi giornali a parlare di tale virus furono proprio quelli spagnoli. Se si possono trovare delle analogie tra il Covid 19 e l’influenza della spagnola si può dire che rispetto all’epoca, attualmente si hanno antibiotici, gli antivirali e i vaccini che all’epoca non esistevano. La Virologa Ilaria Capua in un’intervista alla trasmissione Otto e Mezzo di Lilly Gruber dice questo: “Il Coronavirus, pone l’individuo a rispondere a delle domande etiche quali il rispetto della vita e delle persone, proteggere se stessi dal proteggere gli altri, l’esercizio di solidarietà e responsabilità collettiva” (tratto dall’intervista della virologa Ilaria Capua).

Le persone indossavano le mascherine (anno 1918).

Narrazioni. Il Metodo Freedom Writers

di
Prof. Giuseppe Cursio, Università Pontificia Salesiana – Roma
Docente invitato della facoltà di Scienze dell’Educazione

Orientamenti generali: Giocare a carte scoperte.

EraCovid 19

Un nuovo tempo, nuovi tempi vita a cui dare senso, nuove ricerche, nuovi blocchi, disorientamenti, interrogativi, nuovi modi di leggere il tempo dell’insegnare, il tempo dell’apprendere, un nuovo modo di concepire il tempo. Un passaggio da governare.
Un nuovo modo di guardare il fluire del nostro tempo interno, del tempo sociale. Il tempo stesso ci pone domande. Nel fluire del tempo diamo forma al nostro essere insegnanti attraverso tante esperienze, tanti incontri e tante letture. Noi siamo tante cose e siamo anche i libri che abbiamo letto. In questo tempo ho incontrato libri-persona che mi hanno fatto compagnia.
Oggi ho dentro di me una convinzione “nessuno insegna a nessuno”. Io posso insegnare qualcosa a me stesso e mentre cammino in questa ricerca, scopro parole, e queste parole possono essere di conforto a qualcuno dei tanti che come me cercano. Trovare parole confortanti che alleviano la fatica del nostro essere maestri.
Ho trovato conforto in questo brano di Seneca: “Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un po’ segno di incostanza e di volubilità. Devi insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte.”

Le chiavi della “razón poética” di María Zambrano

Conversazione online con Mercedes Gómez Blesa
il 5 – 12 – 19 giugno 2020, 19:00-21:00

L’obiettivo di questo ciclo è quello di approfondire alcuni degli aspetti chiave del pensiero di María Zambrano al fine di svelare il suo impegno radicale nei confronti della ragione poetica.

Ci avvicineremo a una riflessione sulla parola poetica come un modo di conoscere che celebra la molteplicità del reale; la storia della pietà che ci mette di fronte alla dialettica sostenuta tra uomo e divinità nella tradizione occidentale; e infine entreremo nel mondo dei sogni e nella molteplicità del tempo.

La “palabra poética” come apertura al mondo (5 de junio)

Filosofia e poesia sono state confrontate molte volte nella nostra cultura, essendo due modi opposti di conoscere. Zambrano rivede tradizionalmente la disputa tra la parola poetica e il discorso razionale, nel tentativo di superarla attraverso la ragione poetica, un logos incarnato che è il prototipo della conoscenza spagnola.

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