Dove vanno le Scienze dell’educazione?

Conferenza del prof. Michele Pellerey presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma il 20 febbraio 2021.

Registrazione completa dell’intervento (45 minuti)

L’intervento di Michele Pellerey, Professore Ordinario Emerito di Didattica nella Facoltà di Scienze dell’Educazione della Università Pontificia Salesiana alla giornata dei dottorandi della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma ha fatto una carrellata storica sull’origine delle scienze dell’educazione in modo chiaro e dettagliato. Quindi ha toccato le questioni aperte in questo momento e soprattutto le problematiche di una concezione scientifica dell’educazione:

  • Cosa significa scienza in riferimento al campo educativo?
  • Come conciliare le diverse discipline della pedagogia, psicologia, filosofia dell’educazione, didattica eccetera?
  • Perché utilizzare al plurale la definizione di scienze dell’educazione?

Con eccezionale lucidità, precisione e anche una buona dose di simpatia il professor Pellerey ha risposto in modo esaustivo a tutte queste domande e a molte altre ancora ma, senza dilungarmi oltre, suggerisco di ascoltare il video della relazione.

Riaprire le scuole

Per riaprire le scuole ci vorrebbe poco, per metterle in sicurezza molto di più. Intanto, però basterebbe procedere in modo graduale per risolvere uno a uno i vari problemi che si sono accumulati nel corso dei decenni.

È quanto propone un appello di un gruppo di politici e insegnanti, procedere con poche cose concrete, gradualmente… Esattamente il contrario di quello che ha fatto il mnistro.

In sintesi:

  • Una piattaforma nazionale per la didattica digitale integrata
  • Un database unico per il tracciamento dei casi covid a scuola
  • Impianti di filtraggio e sanificazione dell’aria, nelle aule sovraffollate sarebbero utili ogni anno anche per contrastare l’influenza e altre epidemie sottovalutate.

Non è vero che i “gomblottisti” non vogliono riaprire le scuole, in un anno dall’inizio della pandemia era assolutamente possibile realizzare qualcuna di queste poche proposte.

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I Cirannini!

Ho scoperto che sono ancora in vendita i famosi Cirannini!
Forse i più giovani, nativi digitali e ferventi follower di Wikipedia, non sanno neanche di che cosa si tratti. Quando andavo a scuola per prepararsi a un’interrogazione, a un compito in classe, a un esame si potevano acquistare per poche centinaia delle vecchie lire i famosi Cirannini. Si tratta della sintesi delle sintesi dei libri di testo scolastici e universitari, una specie di distillato di nozionismo utile per ricordarsi centinaia di date e di dati quando non ancora non era possibile consultare al volo Google.

Alambicco

Molti dei nostri intellettuali, avvocati, medici, dirigenti e insegnanti sono riusciti a superare gli esami universitari oppure un concorso pubblico grazie al supporto culturale degli incommensurabili Cirannini… forse adesso riesci a comprendere meglio alcune delle problematiche della nostra classe dirigente.

Outdoor Education

di Ilaria D’Aprile

Praticare Outdoor Education, come ci dice l’autrice, significa valorizzare lo spazio esterno come contesto educativo, mettendo al centro i bisogni dei bambini e degli educatori verso una comunità educante, che non pensa soltanto all’oggi ma immagina anche gli uomini e le donne di domani.

Competenze chiave individuate a livello comunitario

Il portale fornisce un patrimonio unico di informazioni e notizie, rilevate a livello comunitario e nazionale, e organizzate per approfondire ognuna delle competenze chiave individuate a livello comunitario (Recommendation 2006/962/EC on key competences for lifelong learning), con l’obiettivo di contribuire alla loro effettiva inclusione in metodologie didattiche, percorsi formativi, progetti professionali e iniziative culturali, condivise, promosse e erogate in collaborazione con esperti e partner istituzionali di settore.

L’insostenibile Distanza dalla Didattica

La DAD non esiste più, le linee guida del Ministero parlano di Didattica digitale integrata. Forse più che didattica integrata bisognerebbe definirla ibrida perché piuttosto che di un progetto organico e strutturato sul piano educativo, pedagogico, didattico, comunicativo e tecnico si tratta di una serie di indicazioni frammentarie senza una chiara visione pedagogico-educativa.

Da un punto di vista operativo appare chiara la vacuità della proposta ministeriale e l’assenza di un disegno didattico integrato:

  • Sul piano tecnico il Ministero non ha predisposto alcuna piattaforma digitale di e-learning. Con la scusa dell’autonomia viene delegata alle scuole la scelta, moltiplicando i costi o spingendole verso piattaforme gratuite dalle prestazioni dubbie.
  • Sul piano comunicativo non si è precisato alcun modello che eviti di riproporre online le stesse difficoltà che si verificano in presenza. Anzi addirittura si afferma: “La DDI, di fatto, rappresenta lo “spostamento” in modalità virtuale dell’ambiente di apprendimento e, per così dire, dell’ambiente giuridico in presenza”.
  • Sul piano didattico non c’è alcuna indicazione esplicita ma si intuisce il riferimento alla “videolezione” come unica modalità di insegnamento digitale. BES, privacy, sicurezza, rapporti scuola-famiglia, formazione del personale sono una breve lista di buone intenzioni.
  • Sul piano pedagogico manca totalmente la consapevolezza dei rischi ma anche delle potenzialità educative della didattica supportata dalle tecnologie. 
  • Sul piano educativo si ignorano gli effetti relazionali e sulla crescita umana che le TIC comportano. Dopo anni di filippiche sul fatto che i ragazzi usano troppo i social e il telefonino adesso tutto diventa improvvisamente lecito. Le chat di WhatsApp soppiantano gli Organi Collegiali che da 30 anni sono ancora in attesa di riforma mentre equivoci e comunicazioni poco professionali diventano la norma.
  • Vengono anche ignorate le norme a tutela della salute degli operatori ai videoterminali cioè in questo caso degli alunni oltre che dei docenti.

La distanza della DDI proposta dal Ministero dalla didattica appare incolmabile. Come al solito gli insegnanti, le famiglie e anche i giovani sapranno trovare una soluzione costruttiva e colmare le lacune di una classe dirigente arrogante e arroccata nel suo Titanic.

L’arte, luogo di incontro tra culture e religioni

Nel contesto degli obiettivi e delle attività promosse dalla Scuola del Dialogo interreligioso e interculturale – con il fattivo contributo della Regione Toscana – si attiva un primo Seminario specialistico per l’Anno accademico 2020-2021 sul tema “L’arte, luogo di incontro tra culture e religioni”.

http://www.scuolafiorentinadialogo.org/evento/larte-luogo-di-incontro-tra-culture-e-religioni/

La Toscana, e in particolare Firenze, è il luogo privilegiato in cui le varie forme di espressione artistica hanno avuto occasione di manifestarsi realizzando un patrimonio culturale, che continua incessantemente lungo i secoli a destare l’interesse di tutto il mondo.

Per chiunque operi in ambito formativo resta la sfida di educare a saper leggere l’immenso e variegato patrimonio perché le giovani generazioni comprendano e a loro volta valorizzino il contesto in cui abitano. Da qui l’impegno del Seminario che si avvale della collaborazione di specialisti dell’ambito cristiano, ebraico e musulmano, allo scopo di valorizzare un dialogo perché lo sviluppo culturale sappia offrire uno sguardo sempre nuovo sulla realtà.

Iscrizioni (http://www.scuolafiorentinadialogo.org)

Insegnamento e apprendimento

L’insegnamento:

“Il docente ottiene risultati migliori perché presenta compiti autentici, favorisce la costruzione cooperativa della conoscenza, alimenta pratiche riflessive ed è disponibile a negoziare gli obiettivi di apprendimento con gli studenti, prestando attenzione alle metodologie didattiche più adatte e innovative”.

L’apprendimento:

“L’apprendimento è un processo di interpretazione e di scoperta, nel quale il docente svolge il ruolo di guida.
La conoscenza è sempre “situata”, cioè è ancorata al contesto concreto e si svolge attraverso particolari forme di collaborazione sociale”.

Narrazioni. Il Metodo Freedom Writers

di
Prof. Giuseppe Cursio, Università Pontificia Salesiana – Roma
Docente invitato della facoltà di Scienze dell’Educazione

Orientamenti generali: Giocare a carte scoperte.

EraCovid 19

Un nuovo tempo, nuovi tempi vita a cui dare senso, nuove ricerche, nuovi blocchi, disorientamenti, interrogativi, nuovi modi di leggere il tempo dell’insegnare, il tempo dell’apprendere, un nuovo modo di concepire il tempo. Un passaggio da governare.
Un nuovo modo di guardare il fluire del nostro tempo interno, del tempo sociale. Il tempo stesso ci pone domande. Nel fluire del tempo diamo forma al nostro essere insegnanti attraverso tante esperienze, tanti incontri e tante letture. Noi siamo tante cose e siamo anche i libri che abbiamo letto. In questo tempo ho incontrato libri-persona che mi hanno fatto compagnia.
Oggi ho dentro di me una convinzione “nessuno insegna a nessuno”. Io posso insegnare qualcosa a me stesso e mentre cammino in questa ricerca, scopro parole, e queste parole possono essere di conforto a qualcuno dei tanti che come me cercano. Trovare parole confortanti che alleviano la fatica del nostro essere maestri.
Ho trovato conforto in questo brano di Seneca: “Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un po’ segno di incostanza e di volubilità. Devi insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte.”