La città come luogo di educazione per l’individuo

Il Simposio

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Banchetto e Simposio nell’Antica Grecia


Come testimoniò lo storico Tucidide, ad Atene si svolgevano molte feste pubbliche per tutta la durata dell’anno; esse occupavano quasi un terzo di esso. In ogni mese ad Atene venivano svolte diverse feste, sia di carattere civile sia religioso, poiché vi era un particolare rapporto tra polis e religione. Nell’antichità greca le festività contribuirono a rendere la città particolarmente amata dagli Dei e alcune volte furono eventi che avevano un valore sportivo e culturale.
Naturalmente, oltre ai giorni di festa imposti dal calendario c’erano anche ricevimenti di tipo privato, come ad esempio un matrimonio con relativo banchetto.35 Infatti, la seconda parte di quest’ultimo era riservata al simposio, durante il quale i commensali degustavano vini, conversavano, recitavano e cantavano versi d’occasione, assistevano a danze, giochi secondo le prescrizioni del simposiarca, il quale esercitava la funzione di gestione e controllo del simposio.
Dunque il banchetto, divenne un momento caratteristico della vita greca, di fondamentale importanza per la vita sociale, poiché si ricostruirono rapporti di amicizia o di complicità. Durante la sera, in cui si teneva il pasto principale, i commensali erano ricevuti dai servi che avevano il compito di togliere loro i calzari, facendoli sdraiare sui letti e portando dell’acqua per lavarsi le mani. Durante il ricevimento erano presenti solamente gli uomini, a meno che non si invitassero delle cortigiane, suonatrici di flauto e danzatrici per intrattenere gli ospiti. Una volta finita la cena, iniziava il simposio propriamente detto. Uno dei commensali veniva scelto come simposiarca il quale decideva in che modo si dovesse versare vino e acqua nel cratere. Dopo aver fatto la miscela, si riempivano le coppe e si incominciava a bere. Attraverso la pittura vascolare ci sono pervenute delle testimonianze dell’attività ludica dei Greci nel momento simposiaco, che consisteva nell’utilizzo di molti oggetti. Il gioco più citato nel simposio era il cottabo che consisteva nel lanciare il vino contro un bersaglio. Tale attività non si limitava a un puro esercizio di equilibrio ma coinvolgeva anche l’abilità, la mira e la sicurezza del gesto. Il giocatore, nel momento in cui si apprestava a lanciare il vino, dedicava il gesto all’amata. Infine tutti dovevano essere ubriachi, si addormentavano sul posto oppure erano accompagnati a casa da un servo. Certamente le conversazioni che venivano svolte non potevano essere paragonate al Simposio di Platone, considerato il modello di conviti basato sulla sapienza che la cultura occidentale abbia mai prodotto nella storia dell’umanità.

Rappresentazioni vascolari del gioco del vino
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Informazioni su Cecilia Pallotta

Sono Cecilia Pallotta, ventisei anni Diplomata presso il Liceo Socio psicopedagogico E. Montale ed Educatrice Laureata in Scienze dell'Educazione con votazione 100/110 presso l'Università degli studi di Roma Tre. Attualmente specializzanda in Scienze Pedagogiche nella stessa Università. Ho svolto un periodo di osservazione presso uno studio di logopedia e svolgo attività di doposcuola per ragazzi delle scuole elementari e medie. Da molti anni studio pianoforte e canto. Scrivo articoli di approfondimento pedagogico e filosofico presso questa rivista.