Ad Atene la donna rimaneva in casa all’interno del gineceo[2] ad occuparsi dei figli. All’età di tredici-quattordici anni le ragazze diventavano adulte e per la maggior parte di loro questo significava raggiungere una fase molto decisiva, cioè il matrimonio. La promessa di matrimonio consisteva generalmente in uno scambio di doni, spesso veniva scelto come sposo chi offriva doni di maggior valore, ma il consorte poteva anche essere scelto in base al prestigio sociale di cui godeva. In cambio il padre concedeva una dote. Il matrimonio d’amore non esisteva, anzi esso era considerato un vero e proprio contratto. Il rito poteva durare anche diversi giorni tra danze e banchetti. La futura sposa si preparava al giorno delle nozze, offrendo alla Dea Artemide i suoi giochi d’infanzia e tagliando i capelli, segno del suo abbandono dalla fanciullezza (parthénia). In una società maschilista come quella ateniese, la fedeltà era richiesta solo alla donna. L’ultimo gradino della scala sociale era occupato dalla doulé, ovvero la schiava, che era a completa disposizione del proprio padrone. La donna se apparteneva ad una famiglia ricca, controllava gli schiavi e chiacchierava con i parenti, se invece viveva in condizioni umili, doveva svolgere il compito di preparare il cibo, fare le pulizie domestiche e allevare i figli fino a quando non erano abbastanza grandi per andare a scuola. Il grande antropologo francese Levi Strauss differenziò lo stato delle donne a seconda che appartenessero a “città fredde”, come Sparta o a “città calde” come Atene[1]. Nelle città fredde la donna era padrona della sua persona e del corredo matrimoniale, mentre nelle città calde era totalmente sottoposta all’autorità del marito. Si possono far riferimento alcuni esempi di donne che si sottraggono all’uomo, diventante famose per questo. Si possono ricordare Elena, moglie di Menelao, la quale scatenò la guerra di Troia, la grande poetessa Saffo, oppure Santippe, moglie di Socrate la quale rivestì un ruolo di secondo piano.
Storia delle donne: Il Novecento
La sfida competitiva che il modello di donna lanciava nei confronti del vecchio modello di vita patriarcale o di quello nuovo collettivista, più che legata alla bandiera, era rappresentata dai beni, dallo stile, dalle informazioni e dal cinema. Le donne moderne emergevano così grazie alle precedenti lotte femministe per l’emancipazione. Gli anni Dieci del Novecento videro conquiste senza precedenti da parte delle donne nelle occupazioni professionali e impiegatizie. Negli anni Venti, la modernità e i suoi promotori, furono obbligati a prendere in considerazione desideri e simboli di libertà e individualità delle donne. Negli anni Venti, infatti, le società che vivevano nel benessere economico furono sottoposte a forza di unificazione culturale senza precedenti, rivendicando un unico modo di vita pubblicizzato e venduto anche per radio. Con l’avvento della radio e di altre nuove forme di comunicazione, come li cinema, le società fondate sul benessere economico riuscirono a creare informazione, ma soprattutto valori comuni a tutti.