A partire dai primi anni del nuovo secolo, si raccoglie nell’ambito della formazione l’uso delle tecnologie. I cambiamenti dei processi di conoscenza e di apprendimento legati alle nuove tecnologie introducono delle innovazioni sostanziali e profonde di cui non è ancora facile valutare l’importanza. Nell’ambito della formazione, la figura del docente tradizionale si ridefinisce e si articola in una grande pluralità e diversità di ruoli che chiamano in causa i cosiddetti tutori della formazione. Il percorso formativo di un individuo nella sua interezza si ridefinisce in un percorso complesso, reale e virtuale allo stesso tempo, che integra metodologie e strumenti di diversa natura. Le competenze richieste dall’apprendimento a distanza sono in particolare la gestione della complessità dei programmi, la flessibilità nel fronteggiare un ambiente in continuo cambiamento.
È fondamentale in primo luogo, definire concretamente, attraverso l’aiuto di discipline come la psicologia, la pedagogia, le scienze della comunicazione, ma soprattutto attraverso le esperienze concrete di riproduzione di materiali multimediali, quali siano le nuove competenze e le nuove professionalità nell’ambito del mercato del lavoro. In secondo luogo, si tratta di definire in quali modalità tali competenze e professionalità sono organizzate e quali sono acquisite dalla persona, le modalità e le strutture di formazione all’interno delle quali tali conoscenze possono essere acquisite e infine stabilire le discipline che possono essere riconosciute. Il collegamento fra ricerca teorica, nuovi modelli concettuali ed innovazione tecnologica diventa di assoluta rilevanza nell’attuale panorama di sviluppo della formazione. Tale nesso genera un circolo virtuoso in cui la ricerca stimola nuovi modelli teorici di riferimento. Come sostiene il sociologo Antony Giddens, nella società gli individui hanno bisogno di competenze e conoscenze sempre nuove per affrontare una realtà in rapido mutamento. Il nuovo modello di formazione che si basa sull’autoapprendimento prende il nome di comunità di pratica. Il costrutto comunità di pratica nasce alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso nell’ambito degli studi sull’apprendimento e costituisce uno degli sviluppi più interessanti delle elaborazioni legate al filone interpretativo che considera le organizzazioni come degli insiemi caratterizzati dalla loro capacità di apprendimento.
Infine, quando si parla di formazione è importante sottolineare il pensiero pedagogico di Maria Montessori e John Dewey, considerati i pilastri fondamentali dell’attivissimo pedagogico, i quali sostenevano i seguenti principi di insegnamento / apprendimento:
Gli insegnanti non dovrebbero semplicemente essere di fronte alla classe e trasmettere le informazioni che gli studenti assorbiranno passivamente;
Gli studenti vanno attivamente coinvolti nel processo di apprendimento;
Gli studenti dovrebbero avere un controllo sul loro processo di apprendimento e sui loro contenuti;
L’insegnante dovrebbe avere un ruolo di guida e di facilitatore;
La relazione didattica dovrebbe essere aperto all’esplorazione;
Tale relazione è guidata dall’approccio empirico verso la costruzione della conoscenza.
La nozione di esperienza, centrale nella riflessione di Dewey, descrive il campo teorico ed empirico entro cui si articola il complesso e dinamico rapporto tra condizioni soggettive ed oggettive, tra libertà e controllo, tra uomo e natura, tra individuo e ambiente sociale. In Democrazia ed educazione (1916), Dewey afferma che l’esperienza presuppone una combinazione tra un elemento attivo e uno passivo. Il soggetto agisce sull’ambiente sociale e poi subisce le conseguenze del suo stesso agire. L‘esperienza risiede proprio nella capacità di cogliere il collegamento tra l’azione e le sue conseguenze, cosi da poter modificare l’azione stessa, ampliando il proprio orizzonte di vita. John Dewey viene considerato l’intellettuale più sensibile al ruolo politico della pedagogia e dell’educazione, due concetti chiave propri di una società democratica. Oltre al pensiero pedagogico di Maria Montessori e Dewey, viene analizzata anche la teoria di un altro importante intellettuale della storia della pedagogia; si tratta di Lev Vygotskij, psicologo, pedagogista sovietico e padre della scuola storico – culturale. Nella teoria di Vygotskij la zona di sviluppo prossimale rappresenta un concetto fondamentale che serve a spiegare come l’apprendimento del bambino si svolga con l’aiuto degli altri.
Bibliografia:
Domenico Lipari, Metodi della formazione oltre l’aula: apprendere nelle comunità di pratica, a cura di Montedoro C. e Pepe D, la riflessività nella formazione: modelli e metodi, Isfol, Roma, Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.
Franco Cambi, tra pragmatismo e strumentalismo: la pedagogia di John Dewey, a cura di Franco Cambi, Manuale di storia della pedagogia, Laterza, Roma – Bari.