La città come luogo di educazione per l’individuo

L’Agorà

Agorà

Durante il periodo democratico, ad Atene i cittadini, di qualunque condizione sociale, potevano partecipare alla vita pubblica della comunità. Nella città di Atene, il vero centro della vita pubblica era l’Agorà, la piazza centrale della polis, nella quale il popolo si riuniva per discutere di affari privati, oppure per le riunioni religiose e politiche. In questo luogo pubblico, si trovavano gli edifici amministrativi, i templi, gli uffici pubblici e i tribunali.
Nell’Agorà, quindi, si riunivano gli ateniesi non solo per comprare e vendere beni, ma anche per tenersi informati, per esercitare la critica al governo, per scambiare idee o semplicemente per conversare. Dunque, l’Agorà era il centro della vita urbana e per questo motivo si affollava nelle ore del mercato e continuava ad essere frequentata fino al tardo pomeriggio. A fare la spesa andavano gli uomini, non le donne, le quali erano escluse dalla vita pubblica. L’esercizio del mercato era sorvegliato in modo rigoroso dai vigili che non esitavano a fare multe. Una funzione di controllo molto importante era esercitata dal magistrato il quale doveva assicurare che le merci poste in vendita fossero fresche e genuine.

La persistenza della memoria

La persistenza della memoria

Salvador Dalì, La persistenza della memoria, realizzato nel 1931 e conservato al Museum of Modern Art di New York.

«E il giorno in cui decisi di dipingere orologi, li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all’ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell’ipermollezza posto da quel formaggio.

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I colori nelle culture e nelle lingue antiche e moderne | Dialoghi Mediterranei

Bisogna notare che i colori non esprimono sempre concetti universali ma culturali, pertanto se in Occidente il colore del lutto viene associato al nero, in Asia al contrario viene identificato con il bianco [7], che invece è il colore dell’abito della sposa occidentale [8] sin dalla fine del XVIII secolo e in generale risulta collegabile con tutto ciò che è puro. Infine, il valore culturale che si associa ai colori si ritrova in maniera evidente nelle bandiere dei diversi Stati, dove la carica simbolica della stessa tonalità cromatica può essere molto differente rispetto a quella assegnata ad altri vessilli.

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