Discorso sul tema del coronavirus secondo il pensiero di Galimberti

Secondo il filosofo Galimberti la paura rappresenta un ottimo meccanismo di difesa che si manifesta quando le persone osservano un pericolo. Il tema del coronavirus è indeterminato perchè non sappiamo da dove proviene, per questo motivo che Galimberti sottolinea il tema dell’angoscia. La seconda considerazione che il filosofo cerca di argomentare riguardo a questa malattia fa riferimento al fatto che nel corso di poco tempo si è passato da una condizione di terrore e questo ha provocato la chiusura e la sospensione di tutte le attività quotidiane come andare a lavoro, fare la spesa e le relazioni sociali. Questa situazione fa capire che i soggetti sono fondamentalmente tre: la popolazione la quale si regola sul Mondo della vita, la politica la quale ha messo in atto delle precauzioni per evitare la diffusione del virus, e infine l’ambito sanitario perchè rappresenta il contesto in cui analizza e studia la malattia continuando a fare i tamponi. La responsabilità della politica in questo ambito consiste nel fatto che deve tenere conto dell’economia e dello stile di vita delle persone. Dal punto di vista filosofico, si fa riferimento ad Aristotele il quale ricorda che il comportamento delle persone non è determinato da teoremi o schemi predefiniti e non solo dalla conoscenza, ma soprattutto da una particolare caratteristica umana, cioè la phronesis ( termine che deriva dal greco e significa prudenza o buon senso). Storicamente la phronesis era una virtù ricondotta ad Ulisse, e Omero nelle sue opere lo considerava come un phronemon cioè come una persona astuta che in realtà si traduce con il concetto di saggezza, cioè la capacità di muoversi in particolari situazioni pericolose.

Dal punto di vista psicologico, sostiene Galimberti, “l’aumento progressivo dei contagiati ha provocato un allarme, ma come è stato spiegato precedentemente, non si può parlare di paura, ma di angoscia considerato un sentimento importante per l’individuo poichè tramite esso egli non è in grado di comportarsi. Riguardo la questione della paura la persona è in grado di conoscere l’oggetto di riferimento e nel caso dell’angoscia subentra il tema dell’incertezza di tutte le persone che dovrebbero contenerla”.

La pratica didattica nell’IRC

Progettare, agire e valutare

di Cristina Carnevale

Una cassetta degli attrezzi per ideare e costruire l’insegnamento e ingredienti essenziali per la didattica dell’IRC.

Il libro si pone sul piano pedagogico-didattico, integrando elementi che potrebbero interessare gli insegnanti di diverse discipline. Dopo aver proposto una mappa sintetica dal punto di vista normativo, presenta in modo semplice e con risvolti pratici gli elementi fondamentali per elaborare una buona progettazione educativo-didattica orientata alle competenze di vita; offre una panoramica sui principali metodi e tecniche di insegnamento, con esempi che possono motivare gli studenti.

Il manuale è attento alle esigenze specifiche della disciplina IRC, proponendo il riferimento alla didattica ermeneutico-esistenziale e simbolico-religiosa.

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Politeaching: da prof a prof!

Dai docenti e per i docenti, consigli per una didattica efficace ai tempi del coronavirus

“Politeaching – Da prof a prof”

In tante regioni, la scuola italiana (dalla materna all’università) è stata letteralmente buttata nella piscina della didattica innovativa per imparare a nuotare. Metodo violento ma inevitabile, date le circostanze.

HOC-LAB, del Politecnico di Milano, ha aperto “Politeaching – Da prof a prof”: un luogo di raccolta di trucchi e suggerimenti (brevi) per gestire la didattica al tempo del coronavirus.

Avete idee brillanti? Mandatele!
Chi vuole può dare una mano:

Improvviso educativo. Per una didattica “reidratante”

di Valentina Chioda e Luigi Maniglia

Può uno spaventapasseri orientare più che spaventare?
La storia di Bu, uno spaventapasseri spaventato che irrompe nelle aule scolastiche e ribalta il con­sueto modo di intendere e fare la scuola, ci dice di sì.

Dalle nozioni alle rela­zioni. Dai parametri numerici all’unicità della persona. È questo il ruolo di Bu, che nel libro guida il lettore nel disorientamento che attraversa la scuola italiana tra funzionalismo e burocrazia esasperata.

L’invito degli autori a una pedagogia dell’improvvisazione a scuola – che nulla ha a che fare con la preparazione improvvisata – si radica nella pedagogia degli ultimi due secoli, nelle forme di teatro-laboratorio, nelle correnti filosofiche persona­liste in cui al centro è la relazione tra insegnante e alunno, senza la quale ogni didattica risulta inefficace.

L’educazione all’empatia, all’ascolto del corpo e delle emozioni, alla comuni­cazione narrativa, all’espressività artistica per educare cittadini consapevoli e liberi, è ciò che il lettore/insegnante troverà in queste pagine.

Il libro punta a sostenere e accompagnare i docenti che credono in una Scuola capace di far emergere l’unicità di ogni alunno.

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I legami sociali

Risultato immagini per I legami sociali
Nella società contemporanea in cui viviamo è importante creare un legame sociale solido.

Conversare e ridere insieme, usarci a vicenda cortesie, leggere insieme libri dalla forma attraente, scherzare tra noi e a un tempo trattarci con riguardo, dissentire talora senza risentimento, come fa l’uomo con se stesso, anzi con i dissensi rarissimi rendere più graditi i consensi frequentissimi, istruirsi l’un l’altro o apprendere l’uno dall’altro, rimpiangere gli assenti con dolore e accogliere il loro arrivo con gioia: queste e altre manifestazioni, che procedono da cuori amanti e riamati attraverso l’aspetto, la parola, lo sguardo e mille altri modi graditissimi, accendevano, come scintille, le nostre anime e di molte ne facevano una sola. Sant’Agostino.
Questa parte del saggio viene dedicata all’approfondimento di una tematica importante che riguarda la socializzazione dei giovani all’interno del gruppo dei pari. Negli ultimi dieci anni l’uomo moderno è stato protagonista di vari cambiamenti dal punto di vista tecnologico e sociale. L’innovazione tecnologica e l’introduzione di strumenti multimediali hanno contribuito alla trasformazione di modi di comunicare del tutto nuovi.

Wuhan — I francescani vi erano presenti da oltre 100 anni

Uno dei primi ospedali designati per curare l’epidemia del Coronavirus è stato l’Ospedale Jinyintan di Wuhan – precedentemente l’Ospedale Malattie Infettive di Wuhan. Quando fu fondato nel 1926, si chiamava Ospedale Cattolico in Memoria di Padre Mei, a Hankou. Padre Mei Zhanchun era il nome cinese dato a un frate missionario italiano Pascal Ange (Angelicus) Melotto, OFM (1864-1923), nato a Lonigo, entrato nell’Ordine nel 1880 (Provincia di San Francesco) che venne in Cina nel 1902. “Mei” è il carattere cinese per “prugna”.

Melotto era stato coinvolto in alcuni conflitti locali e fu rapito nel 1923. Essendo straniero, fu richiesto un grande riscatto e furono coinvolte le Ambasciate Italiana e Francese. Durante il rapimento, fu spostato più volte tra le province di Hubei e Henan e morì tre mesi dopo, quando uno dei rapitori gli sparò allo stomaco con un proiettile avvelenato. Poco prima di morire, aveva confidato: “Sono felice di morire per il popolo cinese. Ho vissuto in Cina per i cinesi e ora sono felice di morire per loro”.

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“Il ragazzo dai pantaloni rosa”

Strepitoso successo per la prima tappa romana al Cinema Teatro Don Bosco di Roma. La lotta al bullismo e al cyberbullismo inizia sul palco con lo spettacolo multimediale prodotto da Bewow Edu in tour in Italia.

“Il ragazzo dai pantaloni rosa”
La lotta al bullismo e al cyberbullismo inizia sul palco con lo spettacolo multimediale prodotto da Bewow Edu in tour in Italia.

Oltre mille giovani accorsi al Cinema Teatro Don Bosco di Roma, una folla entusiasta tra alunni ed insegnanti per la prima tappa romana di “Il ragazzo dai pantaloni rosa”.
Gli studenti di 17 scuole romane, medie e superiori, hanno assistito con grande interesse all’opera multimediale, parte integrante del progetto didattico contro il bullismo e il cyberbullismo realizzato da Bewow Edu. L’idea innovativa di Marco Carlucci, il regista, è quella di mescolare sapientemente più ingredienti studiati ad arte per catturare l’attenzione dei presenti su una problematica attuale, supportandoli inoltre nell’apprendimento di una lingua straniera. Il tema delicato del bullying è affrontato con un approccio narrativo moderno e totalmente in spagnolo, attraverso l’utilizzo di totem led, videomapping, app interattive, flashmob, installazioni multimediali e divertenti sondaggi in tempo reale. A coinvolgere gli studenti in un’ora e mezza di spettacolo è il Prof. Jago, l’attore italo argentino Vincent Calogero, che interagisce con loro mentre sugli schermi scorrono sei storie ispirate a fatti realmente accaduti. Si racconta di Andrea il ragazzo dai pantaloni rosa, di Costanza e il suo sogno da youtuber, di Nicole la principessa delle parole, di Ettore il tipo alla moda, di Toby il ballerino con le ‘ciambelle’ e del fischietto rosa di Simona. 
Questo nuovo progetto multimediale è già un successo grazie alla partecipazione di migliaia di studenti in tutta Italia.

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La città come luogo di educazione per l’individuo

L’Agorà

Agorà

Durante il periodo democratico, ad Atene i cittadini, di qualunque condizione sociale, potevano partecipare alla vita pubblica della comunità. Nella città di Atene, il vero centro della vita pubblica era l’Agorà, la piazza centrale della polis, nella quale il popolo si riuniva per discutere di affari privati, oppure per le riunioni religiose e politiche. In questo luogo pubblico, si trovavano gli edifici amministrativi, i templi, gli uffici pubblici e i tribunali.
Nell’Agorà, quindi, si riunivano gli ateniesi non solo per comprare e vendere beni, ma anche per tenersi informati, per esercitare la critica al governo, per scambiare idee o semplicemente per conversare. Dunque, l’Agorà era il centro della vita urbana e per questo motivo si affollava nelle ore del mercato e continuava ad essere frequentata fino al tardo pomeriggio. A fare la spesa andavano gli uomini, non le donne, le quali erano escluse dalla vita pubblica. L’esercizio del mercato era sorvegliato in modo rigoroso dai vigili che non esitavano a fare multe. Una funzione di controllo molto importante era esercitata dal magistrato il quale doveva assicurare che le merci poste in vendita fossero fresche e genuine.

La scuola: luogo di trasmissione di cultura e crescita personale

La scuola è il luogo in cui si impara a vivere.

Nel capitolo precedente è stato analizzato un contesto molto importante per l’individuo e la sua educazione primaria. In questa parte invece, verrà affrontata la seconda istituzione per eccellenza che riguarda l’ambito formativo. Il concetto di formazione, infatti si differenzia dall’educazione poiché consiste nell’azione e risultato del formare, è una crescita intellettuale volta ad avviare il discente verso una professione specifica. Essa non si limita ad accompagnare l’allievo verso il bene dal punto di vista spirituale e umano, ma l’insegnante dovrebbe rivestire il ruolo di punto di riferimento culturale e mediatore in tutti i campi della conoscenza.
La scuola quindi deve essere considerata come luogo in cui gli allievi imparano a convivere con altri loro coetanei, imparando a confrontarsi e a crescere insieme. La fase scolastica e didattica più particolare è certamente il Liceo, in cui gli allievi iniziano un percorso di consapevolezza delle loro scelte e sono protagonisti di un cambiamento non solo psichico ma anche fisico ed emotivo; viene considerato come banco di prova nella costruzione del proprio futuro, per questo motivo gli insegnanti dovrebbero essere più motivati nel condurre i propri allievi verso i loro scopi. L’obiettivo principale dell’insegnante, spesso sottovalutato, consiste nella capacità intellettuale di conoscere le inclinazioni e le attitudini dei loro discenti, focalizzandosi invece solo ed esclusivamente nel portare a compimento il programma ministeriale. Ognuno è qualcuno e la capacità del buon insegnante risiede nel fatto che deve essere in grado di valorizzare le caratteristiche culturali ed emotive dei singoli allievi che compongono una classe, come era previsto dal modello educativo di Vittorino da Feltre (1378-1446) e alla formazione umanistica dell’uomo. Nella didattica di Vittorino le lezioni si svolgevano nella coltivazione della sapientia, basate nel confronto tra maestro e discepolo. Un insegnante motivato e stimolato riesce a trasmettere passione e questa sua inclinazione porterà l’allievo a migliorarsi ogni giorno verso il raggiungimento della meta finale, la maturità.

La famiglia come luogo di educazione primaria

La famiglia nella società contemporanea

Come è stato citato in precedenza, il periodo storico in cui viviamo di cui siamo protagonisti è il risultato di un lungo processo di industrializzazione e informatizzazione di massa che sta modificando lo stile di vita delle persone e il modo in cui esse creano e coltivano le relazioni. Storicamente, la famiglia viene considerata dai sociologi la prima agenzia educativa, dove per educazione si intende il processo attraverso il quale l’adulto cerca di tirare fuori la verità in ogni bambino accompagnandolo verso la costruzione di un percorso di vita per raggiungere un determinato scopo; per educazione si intende anche l’azione volta a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo dal punto di vista spirituale. Inoltre, la famiglia viene considerata come luogo in cui si sviluppa un’educazione sentimentale caratterizzata dalla trasmissione di affetto e amore da parte dei genitori cosicché i propri figli possano crescere in modo autentico e in un ambiente caloroso. Nello stesso tempo però il ruolo dei genitori è fondamentale nella crescita e sviluppo cognitivo dei propri figli perché debbano trasmettere anche regole e principi necessari per la loro vita all’interno di una società fondata su norme di convivenza civile. Rousseau, padre della pedagogia francese, sosteneva che i figli debbano essere allevati lontano dalla città perché essa rappresentava già nel suo periodo la sede di corruzione dell’animo umano in termini sociali e politici e quindi era necessario educare i propri figli in ambienti naturali in modo tale che possano sviluppare al meglio le proprie capacità cognitive. Ad esempio, l’individuo già da piccolo dovrebbe essere abituato a relazionarsi con le basse temperature cosicché possa comprendere che la realtà di cui fa parte non è costituita solamente dall’ambiente familiare caloroso ma anche da altri aspetti che potrebbero rafforzare il suo carattere. Egli deve conoscere il Mondo nella sua completezza sin da piccolo perché in questo modo può crescere con maggiore consapevolezza e saggezza. In riferimento al tema delle relazioni umane, l’aspetto della comunicazione verbale è primario all’interno della famiglia soprattutto con la madre poiché rappresenta la prima figura di riferimento per il bambino. Viene a crearsi un forte legame tra la madre e il bambino per mezzo del cordone ombelicale.